La mia esperienza con Pokémon GO

A quanto pare le persone sono uscite totalmente di testa per Pokémon GO, a tal punto che quando ho scritto una guida riguardante la modifica del GPS e l’ho hostata su questo blog, nonostante all’inizio fosse irraggiungibile tramite i link interni (quindi andava condivisa tramite copia-incolla dell’URL) ho notato un’affluenza che ha raggiunto quasi le 150 persone al giorno.

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Dato l’incredibile successo di quella guida, ho deciso che vi parlerò ancora di Pokémon GO, stavolta mettendo in primo piano le mie esperienze con il gioco e le mie impressioni. 

Partiamo innanzitutto dal fatto che non avevo grosse aspettative. Sapevo che il gioco sarebbe stato minimalista, semplificato e assolutamente imparagonabile ai giochi Pokémon della serie principale per console Nintendo. Ma oltre a questo, sono stata delusa in un aspetto che davo per scontato.

Vivendo in aperta campagna e praticamente in mezzo ai campi, ho dato per scontato che il gioco sarebbe stato fedele alla vita reale, permettendomi di incontrare decine e decine di Pokémon in più rispetto a chi vive in città, perché è un dato di fatto: nella realtà la quantità di animali che si possono trovare in campagna rispetto alla quantità di quelli che si possono trovare in città ha una proporzione di almeno 10:1.

In Pokémon GO non è così. Per qualche strambo motivo che sfugge alla logica, i Pokémon si comportano esattamente nel modo opposto. Prediligono le zone densamente popolate (probabilmente per il masochismo di farsi catturare) ed evitano le zone naturali lontane dalle città come la peste, a quanto pare perché per loro i luoghi remoti dove non esiste il 3G o qualsivoglia forma di connessione ad internet sono una sorta di luogo inospitale dove c’è solo morte e desolazione. 

Per non dimenticare quelli che a volte pur di fare gli alternativi vanno a ficcarsi nelle posizioni più irrazionali, come questo Ponyta, noto Pokémon di tipo fuoco, che si è gettato in mare aperto nonostante dovrebbe detestare nel modo più assoluto il contatto con l’acqua.

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Immagine tratta da uno scanner per Pokémon GO. Luogo: Boston (MA), USA

Insomma, è chiaro che dal punto di vista realistico, Pokémon GO fallisce su cose che tutti avrebbero dato per scontate, soprattutto chi gioca ai giochi principali della serie Pokémon da una vita e sa che la maggior parte dei Pokémon si trovano da sempre negli spazi erbosi aperti, nei luoghi naturali come grotte e boschi, ma soprattutto alla larga dalle metropoli.

E questo è il principale motivo che mi ha frustrata a tal punto da spingermi a trovare metodi alternativi per giocare. Dopo aver tentato invano di trovare Pokémon nel mio bel paesino di campagna in cui il 3G c’è ad intermittenza 3 passi sì e 50 no (non parliamo del vecchio 2G che è assente anche quello), mi sono accorta che il gioco è tremendamente ingiusto nei miei confronti e di quelli di tante altre persone che come me abitano in zone rurali in cui in certe aree il tempo sembra essersi fermato agli anni ’50.

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Quindi mi sono messa a riflettere. Ho pensato che avendo il root avrei potuto usare la fantasia per scappare da questa brutta condizione, facendo credere al telefono di essere anch’io una ragazza che vive in una posizione fortunata, come le persone che abitano in città e hanno i Pokémon che saltano loro addosso.

Dopo una nottata trascorsa a riflettere sul metodo migliore per aggirare la protezione di Pokémon GO contro chi usa le posizioni simulate, ho trovato alcuni metodi più o meno stabili e sono stata una delle prime a discuterne, insieme ad altre persone che hanno avuto la stessa idea simultaneamente.

All’inizio pensavo che giocare così alla fine avrebbe sminuito l’esperienza di gioco e avrebbe tolto quella particolarità che lo rendeva unico: il dover camminare nella vita reale per spostarsi sulla mappa, ma poi, un ricordo mi è tornato alla mente, e quel ricordo ha cambiato tutto.

Avevo già vissuto quell’esperienza. Poco più di due anni prima. Quell’esperienza si chiamava Google Maps Pokémon Challenge.

Il gioco consisteva nell’usare Google Maps per cercare i luoghi più improbabili del mondo in modo da riuscire a scovare tutti i Pokémon, ed era pensato come un pesce d’aprile, che poi si è trasformato in qualcosa di più serio, dato che Google ha dovuto estendere la durata del gioco a causa di tutte le richieste che ha ricevuto.

È stato quello il momento in cui ho capito che la mia nuova capacità di muovermi liberamente tra le città senza visitarle per davvero non avrebbe sminuito la mia esperienza di gioco, anzi, l’avrebbe migliorata notevolmente.

Non solo ho potuto vedere con i miei occhi come se la passassero le altre città, ma girando il mondo alla ricerca dei luoghi perfetti in cui stanziarmi e andare a caccia di Pokémon ho imparato molta più geografia di quanta ne avrei imparata in un intero quadrimestre scolastico.

La cosa veramente bella è stata che l’ho vissuta come una vera e propria vacanza virtuale. Ho trovato un laghetto molto bello in cui apparivano Dratini in continuazione e mi ci sono affezionata. Ma la cosa ancora più bella è stata sapere che quel lago esiste per davvero, non come un luogo in un videogioco qualsiasi di cui ti puoi innamorare ma che rimarrà comunque fittizio.

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Ho passato alcune serate portando la mia mente a quel lago, e mentre giocavo in quel posto avevo come l’impressione di esserci per davvero, soprattutto dopo essermi sentita spinta a fare qualche ricerca in modo da conoscere come fosse nella realtà e a sapere un po’ la storia di quel luogo.

Dopo quell’esperienza ho avuto per la prima volta una grande voglia di prendere Google Maps e fare un tour per tanti altri posti che altrimenti non mi sarei mai sognata di voler vedere, e il gioco, giocato con la posizione a mia libera scelta, non ha fatto altro che arricchire quella bellissima esperienza, dandomi un motivo per girare virtualmente il mondo.

In conclusione, quindi, potrà sembrare un ragionamento contorto e totalmente sbagliato, ma dal mio punto di vista Pokémon GO è un’esperienza da vivere come un remake del pesce d’aprile di due anni fa su Google Maps, in cui si andava virtualmente ad esplorare il mondo. Il fatto che si possa usare il GPS per muoversi usando la propria posizione nella vita reale, per me, non è altro che una funzione aggiuntiva carina per quando magari si esce con gli amici (sì, lo so che con questa frase scatenerò l’ira di qualcuno, ma non ci posso fare niente. Mi sono divertita un sacco giocando in questo modo, molto più che camminando).

Detto questo, non voglio assolutamente giudicare chi gioca camminando normalmente. Credo che ognuno abbia il diritto di giocare come più lo diverte, soprattutto nei casi come il mio, in cui il gioco è ingiusto alla base. L’importante è giocare in modo sicuro, senza essere un pericolo per sé e per gli altri (eh sì, giocatori al volante che si credono fighi e alternativi, ce l’ho con voi).

E voi cosa ne pensate? Come giocate a Pokémon GO? Qual è la cosa che vi diverte di più nel gioco? Lasciatemi un commento e fatemelo sapere. Alla prossima! 

2 pensieri su “La mia esperienza con Pokémon GO

  1. Jessicat .

    Post molto bello! Io, a dire la verità, trovo Pokémon GO estremamente noioso e dopo neanche un mesetto l’ho cancellato. Questo perché essendo una giocatrice accanita della serie sin dal primo gioco uscito, trovo le meccaniche dell’applicazione frustranti e riduttive. Certo se ci si diletta con il collezionismo è gradevole ma appena cerchi di avvicinarti ad altro….meh! Insomma non sono molto contenta di questo gioco ma è solo una opinione personale! Per contro non vedo l’ora che esca il prossimo gioco per 3DS! Bel blog, passerò di nuovo!

    1. EricchiYukia Autrice

      Aw, grazie! ^-^
      Anche io non vedo l’ora di prendere Luna e buh, di Pokémon GO la cosa più brutta è che chi vive in campagna si trova completamente senza possibilità di giocare. Probabilmente se avessi vissuto in un posto dove i Pokémon si trovano non avrei neanche dovuto pensare a giocarci come il giochino di Google Maps del 2014…
      Non avevo grosse aspettative per Pokémon GO in realtà, ma quando il gioco è uscito non era per niente simile a come l’avevano mostrato nei primi trailer. È un peccato che Niantic ha voluto rilasciare un gioco fatto male solo per sfruttare il periodo estivo in cui la gente esce di più. Quest’ultima è la cosa che più mi ha delusa, perché hanno rovinato il senso stesso di Pokémon. E ora il blog di Junichi Masuda si e ritrovato pieno di gente che si lamentava di Pokémon GO, quando lui poretto non c’entra nulla =_=

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